Cosa sono gli NFT?


Si sente molto parlare di NFT, ma esattamente cosa sono gli NFT e, soprattutto, a cosa servono? L’acronimo NFT sta per “Non Fungible Token” e al di la della traduzione letterale di “Gettone non Fungibile”, che non ha alcun senso, si potrebbe definire meglio, per essere più comprensiibile, come “Oggetto dotato di un sistema di riconoscimento (contromarca) non Intercambiabile“.


La contromarca è, nella definizione del Vocabolario Treccani come il “Biglietto o gettone che serve da contrassegno; in partic., quello che nei locali di spettacolo viene consegnato a chi se ne allontana temporaneamente, per suo riconoscimento quando rientra“.

Quindi l’NFT potrebbe essere compreso meglio se definito come

“un file digitale a cui è stato collegato un certificato di autenticità che non può essere né alterato, né modificato da nessuno, nemmeno dal creatore stesso del file digitale.”

Quindi la “Contromarca” a cui fa riferimento il “Token” non è altro che un segno di riconoscimento che è stato associato in maniera indelebile ad un file digitale nel momento stesso in cui è stato creato.

Il segno di riconoscimento, ovvero la contromarca (come i timbri apposti fuori dai locali per poter rientrare senza dover pagare di nuovo il biglietto d’ingresso, ad esempio) è ciò che rende un file come ce ne sono tanti, in un file unico e non modificabile.

Il file digitale è un NFT solo se dispone di un segno di riconoscimento non modificabile che lo rende tale.

Che tipo di file può essere convertito in NFT?

Banalmente, è possibile convertire in NFT tutto ciò che è digitale o che può essere trasformato in digitale.

Ad esempio, tutte le immagini, i video o gli audio prodotti da computer o smartphone possono essere convertiti in NFT, perché questo tipo di file “nascono” già in formato digitale.

Ma, oltre i file grafici, si può convertire praticamente di tutto in NFT, perché l’NFT non è il file (l’oggetto) in sé, ma ciò che costituisce e realizza un NFT, è il certificato, immodificabile, che viene fuso, in maniera indelebile, insieme all’oggetto che voglio trasformare in NFT.

Il problema, semmai, è quello di trovare un modo di convertire in NFT dei beni che non nascono come beni digitali

I beni fisici: che rapporto c’è tra un NFT e il bene fisico che rappresenta?

Se io voglio realizzare un NFT di una bottiglia di vino, non c’è bisogno che io trasformi fisicamente la bottiglia in NFT: basta semplicemente realizzare un file (che può essere anche l’immagine della bottiglia di vino ripresa con un telefonino) a cui poi io associo l’NFT che collego poi al bene fisico.

Una volta trasformata la bottiglia di vino in NFT, che rapporto c’è tra il bene fisico e l’NFT? Teoricamente nessuno.

L’NFT non è un bene fisico, ma un semplice file digitale a cui è stato associato un certificato non modificabile né manipolabile.

Se io realizzo un NFT che rappresenta la bottiglia di vino, qualora l’NFT fosse il mezzo per vendere la bottiglia di vino, è compito del creatore dell’NFT mantenere la promessa di garantire una conversione dell’NFT in bene fisico.

Se io acquisto un NFT di una bottiglia di vino non ho acquistato altro che un file digitale che rappresenta una bottiglia di vino. Se poi qualcuno mi dovrà inviare una bottiglia di vino, mi dovrò rivolgere altrove per fare in modo che la promessa della bottiglia fisica di vino associata all’NFT, venga soddisfatta.

Perché gli NFT non possono essere modificati né alterati?

Gli NFT non possono essere modificati nella loro struttura perché i file digitali che costituiscono gli NFT vengono creati e registrai in una blockchain.

Senza la sicurezza insita nelle struttura della blockchain, non ci può essere nessun NFT.